ESSERE IN MANICHE DI CAMICIE? PER ESSERE PROTAGONISTI, E’ NECESSARIO

Margaret Yourcenar definiva le camicie un lusso, al pari delle droghe.

Ed un lusso, le camicie – soprattutto bianche – lo sono state per secoli: ostentavano la possibilità di non sporcarsi le mani (e le maniche), di dichiarare “candidamente” il proprio ozio.

power of the white shirt

Oggi, più che altro, possedere certe (e tante!) camicie è un atto di lussuria.
Sarà perché l’equazione camicia-sottogiacca è finita da tempo: non solo per la rielaborazione di maestri come Gianfranco Ferré (celebrato proprio in questa sede poco tempo fa), grazie al quale la camicia bianca si è (letteralmente) scrollato di dosso il passato, ma anche per il comparire – al suo fianco – di continue variazioni cromatiche, stilistiche e funzionali che ne hanno supportato il (metaforico!) “coming out”.
Insomma: se le costruzioni dell’”architetto della moda” non si prestano ad essere coperte, molte sono state le alternative elaborate per ravvivare il più classico dei due pezzi.

Non che il basic look maschile sia in decadenza, anzi: addirittura diventa total white, en pendant con la camicia.

Accanto a lui, però, la seta si presta all’alternanza di tinte unite sgargianti, nei toni del fluo, dell’oro e del rosso fuoco, e stampe altrettanto incisive: dal barocco distintivo del miglior Versace (che avevamo già avuto modo di apprezzare qui) alle fantasie optical o graphic, che tanto vanno in questo periodo.

Ad esagerare, si può scegliere di coniugare made in Italy, op art e black&white, come nel pezzo Cult dello stilista calabro-internazionale.

 

Ma la camicia si presta anche alla distinzione discreta – con la ribalta delle tonalità pastello –, al romanticismo – nello sbocciare tardivo dei fiori -, fino alla sensualità – aggressiva nell’animalier delle proposte di stagione, “velata” nelle trasparenze della prossima estate.

Un’estate che, come l’inverno alle porte, non si priva della possibilità di confermare grandi classici: la prima con le millerighe, già trend dei (quasi) conclusi mesi caldi, il secondo con il check – soprattutto se abbinato al tartan. In questa declinazione, come in quelle militare e denim dello scorso post, la camicia è perfetta con il jeans e con il leggings – per un interessante cortocircuito country-urbano – ma anche a check cheek-to-cheek.

 

C’è l’imbarazzo della scelta: e, a guardare i modelli, la difficoltà aumenta – anche qui, tra permanenze e colpi di genio. Restano le asimmetrie – con la lunghezza concentrata sul retro – le lunghezze-scamiciato e l’ampiezza – che per la prossima SpringSummer si presta ad ampie svasature -, mentre il colletto a volte scompare per lasciar posto a sciallati e coreani, talvolta lunghi a sfiorare il dolcevita.

Sentite l’acqua alla gola? Modelli a parte, è normale: ma per essere protagonsti, più che restare in maniche di camicia, basta esserlo. Fidatevi!

(MR)

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