“DIVISE” ALLA NASCITA: CAMICIA JEANS E CAMICIA MILITARE

“Divise” alla nascita sì, ma “gemelle del destino”: camicia jeans e camicia militare, entrambe rampolle della grande famiglia delle uniformi, si sono incrociate di nuovo nel 2014 sulle strade e le passerelle di tutto il mondo dopo decenni di separazione. Il successo non ha dato loro la testa: l’umiltà delle origini, quando venivano realizzate in un unico materiale e frequentavano posti angusti, è ancora impressa nella memoria.

La camicia jeans, realizzata in denim – erede del fustagno medievale – era sottoposta ai turni estenuanti dell’operaio di fabbrica di fine ‘800. Non che alla camicia militare andasse meglio: prodotta nel tessuto khaki (di fibra di lana o cotone, color beige), veniva esposta al clima monsonico dell’India – obiettivo soprattutto delle truppe inglesi.

Poi, la svolta: mentre il dopo-guerra della camicia militare sarebbe arrivato con trent’anni di ritardo, la camicia jeans salutava con gioia la fine del secondo conflitto mondiale – adottata prima dall’abbigliamento casual e poi dall’industria hollywoodiana. E se negli anni ’50 si calano nei suoi panni eroine western come Maureen O’hara di “Un uomo tranquillo” (1952), nei 70s veste personaggi come Mickey Rourke, incarnazione della voglia di ribellione del periodo: ed è proprio in questa decade che il lato pratico e il più recente significato alternativo si fondono.

Anticipati di qualche mese dai sessantottini, I figli dei fiori la indossano per la sua capacità di appianare divergenze sociali, sessuali e culturali con semplicità: proprietà attribuite generalmente al denim, che gli hippies avevano già scelto per i pantaloni – in versione sia long che short(s) (questi ultimi, “brevemente” trattati qui)

Una rivisitazione anticonformista di cui, nello stesso periodo, comincia ad essere oggetto anche la camicia militare. In versione sia camouflage che verde tinta unita, viene adottata dai giovani come strumento di protesta contro le distinzioni borghesi – complice l’ispirazione maoista – e addirittura come simbolo pacifista: giovane era John Lennon quando, nel 1968, in piena guerra del Vietnam, la indossava mentre cantava la cover di “Live in New York”.

E la moda – si sa – ha una predilezione per tutto ciò che si dichiara orgogliosamente anti-fashion: l’ispirazione seventies, infatti, torna prepotente nella moda anni ’90.

Per la camicia jeans, tramite se ne fa il secondo genio della storia del denim dopo Levi Strauss: Renzo Rosso. Dal 1985 proprietario unico di Diesel, Rosso mantiene le proprietà unisex del jeans facendo del denim il materiale di una nuova divisa: quella giovanile, in tonalità diverse quante le personalità  cui può adattarsi (dieci, famose, le trovate qui).

 

khaki calvin kleinContemporaneamente è la volta anche della camicia militare, che abbandona parete e cortei per sfilare finalmente in passerella: da Chanel a Gucci, a Prada – il color khaki smette di essere noioso per diventare simbolo di un “lusso demodé”, mentre Calvin Klein ne fa il leitmotiv di uno “streetwear funzionale”. Leitmotiv che diventa trend stagionale per le collezioni donna AW2014/15: e se in Calvin Klein l’ispirazione militare rimane generica, nelle proposte della fashion week parigina imperativa è proprio la camicia.

Paul&Joe predilige il camouflage, sempre astratto ma alternativamente aggraziato o aggressivo a seconda delle tonalità cui viene combinato: quelle pallide del rosa e del celeste oppure quelle accese del rosso e dell’azzurro; per Isabel Marant e Balmain invece, il capo è sempre monocolor. Esaustiva soprattutto la resa di Olivier Rousteing: per lui, la camicia può tornare a far parte di un total look militare, purché snaturato: la divisa deve perdere in rigidità, avvicinandosi alla morbidezza del pigiama grazie ai tessuti scivolati; oppure produrre un cortocircuito tra androginia e femminilità diventando una tuta dal punto vita evidentissimo o presentando gonne dallo spacco vertiginoso al posto dei pantaloni – magari di pelle, altro materiale top per questo inverno.

Per l’onnipresenza del denim, soprattutto delle denim shirts, non è necessario sfogliare le fashon weeks: basta guardarsi intorno. Anche qui esiste il total look, soprattutto con il pantalone: un accostamento armonioso, grazie alla sovrapposizione di gradazioni cromatiche diverse, ed una sorta di alternativa sporty-chic al tailleur, in abbinamento al quale – specie se nero – la camicia jeans compare come coupe de theatre al posto del classicissimo sottogiacca bianco. Usata come giacca, la camicia di jeans si presta a nascondere o ad esaltare la femminilità: con t-shirt e pantalone low-waist, può prestarsi ad un look boy-friendly o sexy con un rapido cambio di scarpa, mentre garantisce un’allure romantica se abbinata ad abitini bon ton neri con collant tone sur tone o colorati. “Uniformi” di nome, diverse per scelta: qual è la vostra?

(MR)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...