#BACKTOSCHOOL: UNI-VARSITY MOOD

Chi di noi non ha mai visto un film o una serie tv ambientata in un college americano? Nessuno, probabilmente: dai demenziali American Pie al fashionista Gossip girl, passando per tutti quelli in cui lei – cheerleader – e lui – capitano di football – si mettono insieme dopo la vittoria di campionato.

Ebbene, sicuramente avrete notato che la divisa per eccellenza dei giovani protagonisti era una giacca con delle lettere cucite alla sinistra del petto – meglio nota come “Letter Jacket” o “Varsity Jacket”.

Due definizioni che rimandano ad aspetti diversi, ma complementari, della storia di questo capo: istituito come premio per gli studenti universitari che si distinguevano nel livello di partecipazione o performance nelle attività sportive sponsorizzate dalla scuola (da cui il nome “varsity jacket”, in cui “varsity” sta per “squadra universitaria”), della scuola – di solito un prestigioso college americano– riportava cucite le iniziali.

In realtà, in questo ruolo la varsity jacket era stata anticipata da t-shirt e maglioncini: dei primi modelli, recanti una lettera “H” ben centrata, se ne fa promotrice – come è facile intuire – l’università di Harward, che dal 1865 riconosce così i meritevoli delle squadre di baseball e football.

Un ruolo da protagonista, quello di Harward, che non si esaurisce qui: avvalendosi del contributo di Princeton e Yale, infatti, la sua attività si dimostra cruciale nell’elaborazione di uno stile articolato e variegato. Stiamo parlando dell’Ivy League – o Prep(py) – style che, dal 1912, sintetizza e mescola le tenute di tutte le discipline sportive previste nelle Prep(aratory) schools alle università americane frequentate dall’upper class e riunite, appunto, sotto l’Ivy League.

VARSITY JACKET

 

In questo nuovo stile, destinato – col passare del tempo – ad assimilare buona parte delle new entries del dress code universitario, troverà congruo spazio anche la varsity jacket. Meglio noto come “bomber”, a partire dagli anni ’30 prenderà il posto di t-shirt e maglioncini come supporto del lettering. assumendo delle caratteristica che la identificano ancora oggi: maniche in pelle e busto in lana – nei due colori simbolo dell’università, ripresi dalla toppa – e bande elastiche circolari al polso e alla vita.

Con questa tenuta il letterman – così si chiama lo studente premiato – migra nelle high schools americane per poi, negli anni ’80, contagiare la sottocultura hiphop: nata come parte di una divisa – quella degli sport scolastici, che proprio a fine ‘900 andavano organizzandosi e formalizzandosi – la letter jacket è diventata strumento di identificazione di un gruppo molto diverso, che ne ha segnato l’estensione ad altri ambiti rispetto a quello scolastico.

Poteva passare inosservato al fashion stystem? Certo che no: lo conferma il 2014, per Lui e per Lei.

Mentre personaggi (famosi e non) lo scelgono per un total college look, oppure in un minimal black&white o total black come alternativa a capispalla più classici, ne preferiscono l’anima hip hop in styling più sportivi o ancora si divertono ad abbinarlo in mix&match coloratissimi e super abbinati, le passerelle ne confermano le diverse declinazioni possibili: da DKNY a Jasper Conran, la P/E 2015 è “letteralmente” un successo. Del resto, da varsity jacket a versatile jacket, il passo è proprio breve!

(MR)

 

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