THE GLAMOUR OF ITALIAN FASHION: GIORGIO ARMANI

giorgio armani etichetta“La giacca è stata la prima cosa a cui ho desiderato mettere la firma. Ho costruito un tipo di giacca rilassata, informale, meno rigorosa, che lascia intuire il corpo e la sensualità”.
Si dice che il poeta non sia il miglior chiosatore di sé stesso: beh, non è il caso di Giorgio Armani, che ha saputo definire in due righe uno dei capitoli più significativi della sua carriera (sintetizzata già qui, in occasione del suo precedente compleanno: https://angelovintage.wordpress.com/2013/07/11/happy-birthday-mr-giorgio-armani/), pur rimandando al lettore la capacità di coglierne l’enorme portato rivoluzionario: la “destrutturazione”.

Nell’arco di soli due anni (1974/75), la giacca Armani – reduce dall’eliminazione delle imbottiture e delle fodere tradizionali –compare come capo da uomo e subito dopo si trasferisce nel guardaroba femminile. L’elemento imprescindibile della divisa da lavoro maschile viene così privato della sua tradizionale rigidità, non solo stilistica, ma anche simbolica: è proprio a partire dagli anni ’70, infatti, che la barriera tra i due sessi inizia a vacillare con più evidenza. Un’evidenza che diventa lampante negli anni ’80, quando ad un uomo più disinvolto, talvolta un po’ languido, si accompagna una donna pratica, fiera, all’occasione guerriera: armata del giusto tailleur-pantalone, si dimostra pronta a spalleggiare gli uomini nel mondo del lavoro così come a prenderlo a spallate per entrarvi – se necessario.

Ma gli effetti dirompenti non finiscono qui: sempre senza rinunciare all’eleganza, Armani svincola la produzione dei capispalla sia dall’appannaggio esclusivo del sarto professionista sia dal ricorso ai tessuti più tradizionali, immettendola nel circuito dell’industria della confezione e aprendola alle nuove fibre sintetiche.
Ancora una volta, lo stilista italiano si dimostra interprete perspicace del suo tempo. Non stupisce, allora, che la giacca venga consacrata nelle scelte di donne e uomini tanto diversi tra loro: dai divi del cinema come Diane Keaton e Richard Gere ai comuni mortali, tutti si prestano per essere testimoni e testimonial della “portabilità” firmata Armani.

Una portabilità cui contribuisce non poco la scelta dei colori, anch’essi destinati a diventare un tratto riconosciubile della maison: le tonalità del sabbia, il grigio, il blu e il nero costituiscono la tavolozza di base dell’artista italiano e garanzia della versatilità delle sue creazioni. Di diritto, dunque, la giacca Armani si inscrive nel ristretto repertorio di capi iconici ed intramontabili, senza nulla da invidiare ad un altro capospalla famoso, la “Little Black Jacket” di maison Chanel – omaggiata, nel 2012, da una nutrita mostra di scatti in bianco e nero. Come Karl Lagerfeld, poi, anche Armani ha saputo farsi forte dello status raggiunto per innovare senza tradirsi, per dare vita a rivisitazioni in cui, di volta in volta, cambiano fogge, colori, tessuti, significati simbolici ed occasioni d’uso, ma non viene mai meno la capacità di soddisfare le aspettative della clientela, affezionata o nuova che sia.

 

“Ho dei gusti semplicissimi: mi accontento sempre del meglio” – diceva Oscar Wilde: non ci saremmo stupiti di trovare una giacca destrutturata nel suo guardaroba dandy.

(MR)

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