THE GLAMOUR OF ITALIAN FASHION: ROMEO GIGLI

SPRING/SUMMER 94 PRET A PORTER COLLECTION: GIGLI

“Non sono né stilista né artista, ma designer arrivato alla moda per caso” cit. Romeo Gigli

Figlio “d’arte” – non nel senso più ristretto del termine – Romeo Gigli, classe 1949, cresce nell’ambiente colto di una famiglia di antichi librai. Dai viaggi immaginari della sua infanzia in epoche e civiltà distanti nel tempo e nello spazio, passa presto all’azione. Dopo aver studiato architettura all’università, compie numerosi viaggi che spaziano da Oriente a Occidente, collezionando abiti locali e accessori, e annotando mentalmente atmosfere diverse.

Approda alla moda casualmente, così lui stesso afferma. Ma a noi sembra più che passo dopo passo, mosso da una costante ricerca estetica, arrivi poi naturalmente al mondo dell’abbigliamento: un mondo in cui potersi misurare con le proprie teorie estetiche per tradurle in un progetto formale. Il viaggio diventa una sua fonte d’ispirazione, l’architettura gli fornisce un approccio progettuale sia nell’attenzione ai materiali sia nella ricerca delle forme.

E’ il 1972 l’anno del suo esordio nel mondo della moda e da lì sarà tutta una scalinata verso il successo: disegna una capsule di maglieria per la Quickstep di Bologna nel 1972, 8 linee per la Sebic dal 1977 per arrivare a NewYork, nel 1978-79 a disegnare alcune collezioni donna per la Dimitri Couture. Attraverso tutte queste esperienze affina le sue doti sartoriali e quando la sua impronta stilistica è matura, affronta un progetto autonomo.

Quel momento arriva nel 1981, quando con una collezione per la primavera/estate dell’anno successivo, nasce il marchio Romeo Gigli, supportato dalla talent-scout Carla Sozzani e dal manager Donato Maino.

Negli anni Ottanta e Novanta Romeo Gigli conosce una stagione di grandi successi e le sue sfilate diventano un appuntamento fisso e molto atteso dal pubblico della moda. Nel 1989 crea un profumo e nel 1990 una seconda linea G di Gigli.

Lo stile che propone Romeo Gigli negli anni Ottanta non ha nulla a che vedere con il Power Dress, stile imperante nel decennio: non crea silhouette strutturate ma semmai va nella direzione opposta. Semplifica le forme, le valorizza tramite una ricerca spasmodica di tessuti, colori e stampe (che lui stesso, spesso, progetta). Il suo stile, più vicino a quello degli stilisti giapponesi che in quegli stessi anni fanno ingresso nel mondo della moda, anticipa una tendenza che sarà meglio definita nel decennio successivo con il nome di Minimalismo.

Le sue creazioni, permeate di citazioni colte e di sapori esotici, sembrano essere sospese in un tempo indefinito e per questa ragione risultano sempre attuali.

Le sue creazioni, permeate di citazioni colte e di sapori esotici, sembrano essere sospese in un tempo indefinito e per questa ragione risultano sempre attuali.

Riguardando i capi di Romeo Gigli, oggi, viene da chiederci, come fece la giornalista Suzi Menkes dopo la sua sfilata dedicata all’Africa, “può la moda essere arte”?

Le creazioni di alcuni stilisti a nostro parere sì. Sono creazioni, come i capi iconici di Romeo Gigli, che riescono nel complicato intento di sintetizzare e armonizzare atmosfere distanti, senso di leggerezza ma anche di protezione, insomma di trasmettere un’emozioni forte proprio come quando ci si trova davanti ad un’opera d’arte.

(SM)

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