THE GLAMOUR OF ITALIAN FASHION: VERSACE

V&A STILISTI - GIANNI VERSACEMilano, 1978: a distanza di pochi mesi, Gianni Versace debutta nel mondo della moda sia maschile sia femminile, mettendo a frutto gli insegnamenti della mamma sarta e i consigli del fratello Santo, di formazione economico-commerciale. Come marchio, una testa di Medusa: l’associazione alla Magna Grecia, di cui la Calabria – sua terra natia – aveva fatto parte, era stata immediata, forse troppo generica. Più che un omaggio geografico, oggi la scelta di Versace sembra quasi il recupero di un antico rituale propiziatorio: “chi s’innamora della medusa non ha scampo”, sosteneva. E aggiungeva: “allora perché non pensare che chi è conquistato da Versace non può più tornare indietro? È una seduzione che non ha fine”.

Non è un caso, allora, che il marchio ricorra di frequente nelle stampe di Versace, in particolare nella loro versione più erotica: quella della camicia di seta femminile, morbida ed iridiscente, parte di un ampio corredo magnetico ed opulento fatto di rimandi non solo all’iconografia o all’architettura classica – tramite le diffusissime “greche” – ma anche al barocco, con le sue catene, e all’Oriente.

La stampa Versace, però, non conosce solo questa declinazione sensuale.
Col tempo, fanno la loro comparsa prima i motivi geometrici (coloratissimi nella versione dell’89) e le fantasie animalier; poi – soprattutto negli anni ’90 – una tendenza alla combinazione ardita, per la quale lo stilista italiano attinge a stralci di murales, grafica pubblicitaria vintage, illustrazione narrativa, pop art e avanguardie artistiche del ‘900, fino ai simboli del paradiso americano: il tutto in colori che passano velocemente dal saturo al fluo. E se nella realtà spesso l’uomo si ritaglia un piccolo spazio di estro – come nella cravatta o nel gilet – la donna Versace ha ceduto più facilmente, oggi come allora, alla proposta del “completo”, vero e proprio un inno alla ridondanza o al contrasto.

Un inno che proprio grazie ad una donna continua ad essere intonato, celebrando al contempo il suo compositore originario. Si tratta di Donatella Versace, che ha saputo raccogliere la caratteristica della produzione “più Ver(s)ace”, aggiornandola con scaltrezza e potenziandola, soprattutto quando associata al ritorno prepotente di (altri) vecchi cult. È il caso, ad esempio, del modello unisex realizzato da “Versus Versace” per Superga, disponibile da poco più di due settimane. Vivace, Versatile, Vistoso: “contrario a Versace”, fortunatamente, non ha proprio nulla.

(MR)

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