SIGNAL BOX: THE GLAMOUR OF ITALIAN FASHION

“Lo scopo della serata è di valorizzare la nostra moda. Le signore sono vivamente pregate di indossare abiti di pura ispirazione italiana”.

Così recitava l’invito alla prima sfilata internazionale di moda italiana, organizzata nella Sala Bianca di Palazzo Pitti nel 1952.

Parole analoghe a quelle scelte da Giovanni Battista Giorgini non avrebbero stonato in bocca a Sonnet Stanfill, la direttrice del Victorian&Albert Museum: non foss’altro perché a lei va il merito di aver organizzato la più completa mostra mai dedicata al vestire made in Italy, inaugurata il 4 aprile. Un’etichetta, quella del made in Italy, apparentata da versatilità e polisemia al concetto di “glamour”, che non a caso ne costituisce la chiave di lettura. Lo dimostrano il titolo, “The glamour of italian fashion: 1945 – 2014” e l’andamento parabolico della moda di casa nostra: settant’anni di storia sono delimitati da momenti di instabilità e affanni, ma comprendono periodi di incontestabile successo e rigoglio.

Dalle ceneri del dopoguerra, l’araba fenice Italia inizia il suo volo verso altitudini sempre più elevate, un viaggio incontrastato per mezzo secolo: pista per il decollo proprio la passerella fiorentina. Da quel momento, gli occhi del mondo non le si staccheranno più “di dosso”: espressione azzeccatissima se si pensa a quanti spettatori cinematografici sono rimasti incantati di fronte alla produzione sartoriale italiana, a quelle creazioni su misura che hanno contribuito a costruire il mito di Audrey Hepburn e Marcello Mastroianni prima, e quello di migliaia di comuni mortali poi, una volta prese a modello della felice invenzione del ready to wear. Sono questi, i ’50s e i ’60s, gli anni del battesimo del fuoco del made in Italy: gli stessi in cui hanno visto la luce molte delle aziende storiche del panorama italiano, nell’abbigliamento come negli accessori – sorelle maggiori di quelle, altrettanto numerose, degli anni ’70.

Di nessuna di loro si dimenticherà Milano quando, negli anni ’80, surclasserà ufficialmente Firenze come nuova capitale della moda italiana: nel programma della sua fashion week si leggeranno le tante firme di coloro che erano riusciti ad associare la capacità imprenditoriale ai valori consolidati di “bellezza,  qualità dei materiali, maestria sartoriale e grande creatività” e che fungeranno da muse ispiratrici per le nuove personalità degli anni ’90. E nessuno di loro è stato dimenticato neppure dalla Stanfill: Sorelle Fontana, Ferragamo, Valentino, Mila Schon, Krizia, Moschino, Romeo Gigli, Armani, Fendi, Ferré, Gucci, Missoni, Prada, Pucci, Versace e Dolce & Gabbana – tutti sono stati omaggiati nel loro personale contributo ed eccellente percorso attraverso schizzi, abiti e foto di personaggi famosi che li hanno scelti.

Un progetto che risulterebbe “ambizioso” (per usare le parole della stessa curatrice) se la trattazione si fermasse qui, ma che rasenta l’incredibile nella misura in cui arriva a comprendere i giorni nostri: un periodo chiaroscurale, fatto di ombre produttive ma anche di piccoli-grandi fari – dai nuovi nomi alle nuove matite al servizio di brand leggendari.

Non a caso la preparazione è durata tre anni: tre anni di ricerca finissima, trascorsi interamente in archivi (sia generalisti che delle singole maison), documentati non solo dai quasi cento pezzi che costituiscono il corpus dell’esibizione, ma anche dal blog del V&A Museum (http://www.vam.ac.uk/b/blog/glamour-italian-fashion). Qui, viene data voce e attribuito un volto a quanti hanno depennato “impossibile” dagli aggettivi riferibili a questo progetto: nomi e visi comuni, spesso relegati nel buio dalla luce delle celebrità. Come quello di Giovanni Battista Giorgini che, comparendo tra i nomi delle prime sale, vi invita per la seconda volta ad un appuntamento destinato a fare la storia del made in Italy.
(MR)

4 Aprile – 27 Luglio
Victoria & Albert Museum (Londra)
http://www.vam.ac.uk/whatson/event/2961/the-glamour-of-italian-fashion-1945-2014-4335/
http://www.vam.ac.uk/b/blog/glamour-italian-fashion

 

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