HAPPY FASHION: ANNA PIAGGI

Abbiamo deciso di dedicare questo mese alla moda felice e ironica a quella che non si prende troppo sul serio. Nonostante l’arrivo dell’inverno abbiamo ancora voglia di giocare, scherzare e prenderci in giro! Allora non poteva mancare un focus su Anna Piaggi, la giornalista di moda italiana che con il suo senso estetico e il suo humour ha rivoluzionato il mondo dell’editoria.
We decide to dedicate this month to the happy and ironic fashion, that one that doesn’t take itself so seriously. Even though the winter comes we still want to play and to joke around! Then it can’t be missed a focus on Anna Piaggi, the italian fashion journalist who, with her aesthetic sense and her humour turn upside down the publishing world.

Anna Piaggi era davvero unica nel suo genere, era una creativa a tutto tondo e lavorava principalmente con le immagini attraverso le quali ci raccontava delle storie fantasiose, evocative e alcune volte distorte, “ovvero che compromettevano l’idea immaginaria che c’eravamo fatti di una certa realtà”, come ci racconta il suo fedele amico Karl Lagerfeld nella prefazione del libro “Anna-Chronique”(Milanio, Longanesi&C. 1986).
Anna Piaggi was unique, she was a creative talent in all the the parts of her life. She worked mainly with the images through which she told us fantastic, evocative and sometimes distort stories “that is that falsified the imaginery idea that we had about some real thing” as his fried Karl Lagerfeld tell us in the preface of the book “Anna-Chronique”(Milanio, Longanesi&C. 1986).

Lo faceva con il suo corpo e il suo eccentrico modo di abbigliarsi. Sovrapposizioni, accostamenti di colori audaci, dettagli inaspettati abbinati con spontaneità, senza nessuna regola.
She did it with her body and her eccentric way to dress herself. Overlappings, audacious combination of colours, unexpected details combined with spontaneity and without any rules.

Lo faceva con le parole che nelle sue mani si trasformavano in segni grafici che andavano a comporre un’immagine. Usava le parole in maniera dinamica, come uno schema, come moda, come suono anche onomatopeico: sono tutti strumenti che la moda, oggi, utilizza normalmente ma che lei ha aiutato ad emergere. Nelle sue Doppie Pagine di “Vogue Italia” ogni mese, ci parlava della moda connettendo delle immagini e costruendo racconti che non per forza dovevano essere compresi: l’importante era stare al gioco. Era un modo intuitivo di accostare gli oggetti, di saltare da un’immagine ad un’altra in maniera così istintiva, di cogliere qualcosa che gli altri non vedevano creando così delle tendenze presentate in maniera informale ma molto facili da ricordare.
She did it with the words that in her hands change themselves in graphics sign that create a visual image. She used the word in a dynamics way, like a schema, as fashion, as sound alsoonomatopoeic: these are all tools that the fashion nowadays uses normally but that she helps to emerge. In her D.P. in “Vogue Italia” every month, she talked about fashion linked images and built stories that didn’t have to be understood: the most important things was to play along. It was a intuitive way to pull together objects, to jump from an image to another in a way so impulsive, to something that other people couldn’t see: in this way she creates trends and she presented them in informal way very easy to remember.

Nella memoria di tutti Anna Piaggi rimane un’icona e una fonte d’ispirazione creativa dalle risorse illimitate. Il suo modo colorato di approciarsi alla vita e al lavoro, che sembra essere caratterizzato da “frivolezza e superficialità”, come lei stessa amava autodefinirsi, nasconde invece un intellettualismo sofisticato e un’estetica personalissima.
In all the people memory Anna Piaggi remains an icona and a source of inspiration with unlimited resources. Her colored way to approach the life and the job, that seems to be featured by “frivolity and superficiality” as she love to define herself, hide, on the other hand, a sofisticated intellectualism and a very personal aesthetics.

 

Fino al 30 novembre è possibile visitare a Palazzo Morando a Milano la mostra “Hat-Ology”, dedicata a una selezione degli oltre 600 cappelli che compongono la collezione di Anna Piaggi, tra cui creazioni di Chanel, Schiaparelli e Prada ma soprattutto quelle create ad hoc dal suo cappellaio di fiducia, Stephen Jones. La mostra presenta anche alcuni schizzi fatti dallo stesso Jones (il cilindro con la Union Jack era uno dei preferiti della Piaggi). Da non perdere.
Until the 30th of November it will be possible to visit at Palazzo Morando in Milan, the exhibition “Hat-Ology”, dedicated to a selection of the 600 hats that composed the Anna Piaggi’s collection. Among them some creation of Chanel, Schiaparelli and Prada but mainly that one created by her hat maker, Stephen Jones. The exhibition presents also some sketches make by Jones himself. To not be missed.

(SM)

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