FROM PAST TO PRESENT AND RETURN: LACROIX PER “SCHIAP”

La Maison Schiaparelli, dopo essere stata acquistata nel 2007 da Diego della Valle e dopo aver presentato, l’anno scorso, la nuova sede, al 21 di Place Vendôme – la stessa di madame – è pronta al rilancio, da gennaio, sulle passerelle dell’alta moda parigina. Ogni anno uno stilista diverso sarà chiamato a interpretare lo stile «Schiap» in tutti i suoi aspetti: dagli abiti agli accessori. Il primo: Christian Lacroix.

Ancora per oggi, in occasione delle sfilate parigine, nel padiglione del Louvre dedicato a Les Arts Decoratifs, si può ammirare una mostra di 18 abiti, creati da Christian Lacroix come ‘omaggio personale’ alla grande Elsa Schiaparelli, stilista italiana ma parigina di adozione. Interpretazione libera dei suoi codici stilistici come in un immaginario dialogo tra lei e lui.

LEI: Elsa Schiaparelli (1890-1973). Italiana di origine ma parigina di adozione diventa famosa negli anni ’30 per aver disegnato una maglia nera con fiocco bianco Trompe – l’oeil. Inizia nel settore dell’abbigliamento sportivo, che negli anni Venti diviene una moda diffusa, ma ben presto sconfina. Segno distintivo del suo stile è sicuramente l’ironia concretizzata in capi che rimangono delle vere e proprie opere d’arte grazie all’uso del colore e del ricamo e anche, alla collaborazione artistica con i suoi amici Dalì, Picabia, Cocteau, Beràrd. La ricordiamo per l’eccentricità delle sue creazioni (abiti, cappelli, guanti, etc.) sempre misurata con la praticità. Per l’avere prima di molti altri designer elevato i nuovi materiali – il rayon, il vinile e il cellophane – utilizzandoli per le sue creazioni. E ovviamente per il suo rosa Shocking.

LUI: Christian Lacroix (1951). Stilista francese con un background nella storia dell’arte e del costume che da vita, attraverso gli abiti, alle sue più opulente fantasie. Con citazioni da diversi periodi storici, luoghi e stili, è famoso per la sua teatralità neobarocca, per l’utilizzo di colori vivaci e l’abbondanza di fantasie, pizzi, velluti, ricami, ruches, drappeggi, decorazioni e gioielli. Un lusso provocante il suo, che gioca sui delicati confini con l’eccesso.

Il risultato è una collezione di 18 capi i cui nomi cominciano tutti per S (Souvenir, Sésame, Sabbat, Sacerdoce, Sacristie, Shake-Hand, Shocking, Sphynge…) che non saranno messi in vendita ma andranno a far parte dell’archivio della Maison.

Sicuramente esistono delle similarità tra i due designer per cui il compito di Lacroix, nelle premesse, non sembra essere così arduo. Ma la collezione non ci convince. La rilettura del vocabolario creativo di Elsa ci sembra troppo personale. Il risultato ci sembra Lacroix per Lacroix.

Voi cosa ne pensate?

(SM)

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