POLKA DOTS OBSESSION

I Pois o Polka Dots ci mettono di buon umore, ci infondono ottimismo e ci fanno ritornare bambini. Sono divertenti e versatili, possono cambiare le sorti di un outfit o crearne uno da zero. Raramente sono formali tranne quelli di misura regolare su sfondo scuro. Il più delle volte sono scherzosi, di dimensioni diverse, di colori contrastanti, disposti regolarmente o casualmente, in maniera fitta o rarefatta. Nel nostro negozio di Lugo gli abbiamo dedicato l’ingresso principale: volevamo che la loro capacità di aggiungere un tocco di magia e d’ironia contagiasse chiunque ci venisse a trovare. Per voi invece che ci leggete numerosi abbiamo pensato a qualche foto e un po’ di storia.

File regolari di cerchi pieni generalmente di pari dimensioni e strettamente distanziate in relazione ai loro diametri hanno attraversato mille avventure, sconfinato tutti i settori e dato adito alle più svariate interpretazioni prima di entrare a far parte del nostro universo visuale di riferimento. Nel Medioevo per esempio, la loro associazione con malattie come il morbillo o con altre infezioni li rendevano particolarmente spiacevoli alla vista. Nel Rinascimento si guadagnano un piccolo spazio nel settore della cosmesi grazie alla tendenza conosciuta come “Moucheron” o “Patching”: le donne dell’epoca per mascherare le imperfezioni del viso applicavano in maniera strategica punti circolari di tessuto nero.

Intorno alla metà del XVIII Secolo, quando la moda abbandona i ricchi broccati in favore dell’utilizzo di tessuti di cotone a tinta unita i pois li ricoprono discretamente conferendogli un aspetto minimalista e moderno. I primi veri fan dei pois sono però i Gypsies spagnoli: il tessuto a pois era ed è ancora oggi, il preferito dai ballerini di Flamenco. Per gli zingari punti di dimensioni uguali e tutti equidistanti tra loro rappresentano la luna, un simbolo molto speciale e importante per loro. Ma è solo grazie all’associazione casuale con un’altra danza, la Polka, che diventano veramente famosi. La nota danza di origine boema e collegata alla Polonia, alla Cecoslovacchia e ad altre nazioni slave, nasce alla fine dell’Ottocento per poi diffondersi rapidamente in tutta Europa. La febbre della polka, che vive il suo apice dal 1840-1890, induce i produttori a cavalcare questa follia: coniano la frase Polka Dot e improvvisamente pois e polka sono ovunque! Cappelli, cravatte e naturalmente, abiti sia da uomo sia da donna. Quando la Polka passa di moda i pois restarono a farne parte. Molti storici concordano sul fatto che la moda a pois come la conosciamo nasca alla fine del XIX secolo in Inghilterra, quando il dandy Beau Brummel lancia il trend di utilizzare sciarpe e cravatte a farfalla punteggiati con questa fantasia. Le donne seguono immediatamente il suo esempio.

La tendenza si affievolisce negli anni Venti per poi riapparire timidamente negli anni Trenta sugli oggetti in bachelite, i pregiati gioielli, gli accessori indossati e trionfalmente mostrati dal leader di guerra Winston Churchill e sugli abiti dell’epoca. La silhouette del tempo, morbida e fluente, è fatta con sete e chiffon che sono movimentate da pois piccoli e delicati, su sfondo nero, blu o rosso. Personaggi reali o della fantasia li adottano come segno distintivo: Eleanor Roosevelt appare spesso in abiti a pois e così anche l’uniforme di Minnie Mouse, che nel 1928 fa il suo ingresso nel mondo Walt Disney, consiste in una gonna e un fiocco a pois. Negli anni Quaranta i pois escono dal regno dello stile per entrare a far parte di quello dei classici.

Negli anni Cinquanta ritornano in auge e diventano il simbolo dell’innocenza, della felicità e della prosperità caratteristici di quell’epoca. Conquistano tutti: dalle dive come Marilyn Monroe, Audrey Hepburn e Brigitte Bardot alle casalinghe. Con il loro ottimismo e il loro senso dell’humour ricoprono i gioielli di bakelite, gli abiti da bambino, le cravatte degli uomini, gli abiti popolari come quelli da gran sera. Designer del calibro di Christian Dior e Jacques Fath cominciano a utilizzarli, artisti come Yayoi Kusama l’impiegano per ricoprire qualsiasi superficie fino a diventare il segno distintivo del loro lavoro.

Il vestito a pois diventa il simbolo di Lucille Ball nel film “I love Lucy”, le curve di Marilyn Monroe sono sottolineate da pois in “The Seven Year Itch” e ancora i pois diventano motivo d’ispirazione per il brano hit del 1955 “Itsy Bitsy Teenie Weenie Yellow Polka Dot Bikini.”

Da qui in poi è tutto un crescendo. La Marvel crea un supereroe e lo chiama Mr.Polka Dot, la Pop Art negli anni Sessanta li reinterpreta in maniera anticonvenzionale: attraverso le opere d’arte di Roy Lichtenstein e di Bridget Riley per la Op Art o le creazioni degli stilisti della Swinging Fashion di Londra, i pois diventano molto pop. Rudi Gernreich e Mary Quant li stampano su mini vestiti e cravatte, su scarpe e guanti. Osano mischiarli con le strisce e utilizzare combinazioni di colori a effetto shock come blu/verde e arancione/rosa.

Negli anni Ottanta i pois ricompaiono grazie alla tendenza retrò del decennio di riprendere gli anni Cinquanta sulle passerelle. Anche negli anni Ottanta regna l’ottimismo e la fiducia nella crescita economica: stilisti e designer incorporano questa emozione nei loro progetti e spesso la veicolano proprio attraverso i pois. Le combinazioni di colori sono bianco/rosso e nero/rosso e ricoprono tops e abiti dalle spalle imbottite che sono indossati con i leggins neri. I pois sono andati e ritornati ma non tramontano mai: continuano a divertirci e ancora oggi a ispirare artisti contemporanei come Damien Hirst, o stilisti d’avanguardia come Rei Kawakubo per Comme Des Garçons e Miuccia Prada. (SM)

Polka Dots or “Pois” put us in good humor, inspire us with optimism and make us a child again. They are fun and versatile, they can change the fate of an outfit or create one from scratch. Rarely are they formal except for those of regular size on a dark background. Mostly, they are playful, of different dimensions, painted in contrasting colors, arranged regularly or casually, numerous or scanty. In our shop in Lugo we have dedicated the main entrance to this theme: we wanted their magic and irony to touch anyone who came. For you, however, that read us, we thought of bringing to you a few photos and a bit of history.

Regular rows of filled circles, usually of equal size and close to each other because of their diameters have been through many adventures, and boundless, gave rise to various interpretations before becoming fundamental part of our visual reference parameters.

In the Middle Ages, for example, their association with diseases such as measles made them very unpleasant to the eye. In the Renaissance, they get a bit more importance in the cosmetics industry thanks to “Moucheron” or “patching”, the trend women followed in order to disguise blemishes applying black cloth circular dots. Around the half of the XVIII century, when fashion abandons the rich brocade fabrics preferring plain cotton-made clothes, polka dots cover them discreetly giving them a minimalist and modern look.

The first real fan of polka dots are, however, the Spanish Gypsies: the polka dot fabric was and still is favorite by Flamenco dancers. For Gypsies, dots of equal size, equidistant from each other, represent the moon, a very special and important symbol. But it is only thanks to the association with Polka, that they became famous. This dance of Bohemian origin, connected to Poland, Czechoslovakia and other Slavic countries, was born in the late XIX century and then spread rapidly throughout Europe. The fever of the polka, which lives its peak between 1840-1890, leads producers to ride this madness: they coin the phrase Polka Dot, and suddenly polka dots are everywhere! Hats, ties, and of course, clothes for both men and women. When Polka passed by, polka dots remained.

Many historians agree that the polka dot fashion as we know it, is born in the late XIX century England, when the dandy Beau Brummel launched the trend of dot scarves and bow ties. The women immediately followed his example. The trend fades in the 20s and then reappears timidly in the30s  on bakelite objects, precious jewelry, and accessories worn triumphantly by the war leader Winston Churchill, and clothes of the time. The silhouette of the time, soft and flowing, is created through silk and chiffon,handled by small and delicate polka dots on a black, blue or red background. Real people or fantasy characters adopt them as a distinctive sign: Eleanor Roosevelt appears often in polka dot dresses, and so also Minnie Mouse, who in 1928 made his entrance into the world of Walt Disney. Her uniform consists of a skirt and a polka dot bow.

In the 40s the dots become part of one of the classics, leaving the realm of style. In the 50s, back into vogue, they become the symbol of innocence, happiness and prosperity, ideals that characterize the era. They conquer everybody, from stars like Marilyn Monroe, Audrey Hepburn and Brigitte Bardot to housewives. With their optimism and sense of humor, they embellish the bakelite jewelry, baby clothes, ties for men, everdyday dresses to evening ones. Designers such as Christian Dior and Jacques Fath begin to use them, artists such as Yayoi Kusama use them to cover any surface making of them the hallmark of their work. The polka dot dress becomes a symbol of Lucille Ball in “I Love Lucy”, the curves of Marilyn Monroe are underlined by dots in “The Seven Year Itch”, become a source of inspiration for the 1955 hit song “Itsy Bitsy Teenie Weenie Yellow Polka Dot Bikini”.

From here on, it’s all a crescendo. Marvel creates a superhero and calls him Mr. Polka Dot. Pop Art in the 60s reinterprets them in unconventional ways. Through the works of art by Roy Lichtenstein and Bridget Riley Op Art, or those of Fashion Designers of Swinging London, polka dots become so very pop! Mary Quant and Rudi Gernreich print them on mini dresses and ties, shoes and gloves. They dare to mix them with stripes and color shocking combinations as a blue / green and orange / pink.

In the 80s the dots reappear thanks to the retro trend of the decade of the 50s back on the catwalks. Even in the 80s, thanks to the reigning optimism and confidence in economic growth, stylists and designers incorporate this emotions in their projects and often carry them right through the dots. The color combinations are white / red and black / red and cover tops and dresses with shoulder pads that are worn with black leggings. The dots are gone and returned, but never set: continue to have fun and still inspire contemporary artists like Damien Hirst, or avant-garde designers like Rei Kawakubo for Comme Des Garçons and Miuccia Prada. (SM)

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