14th of April 2012 : Conferences

h 15 : “Vivienne Westwood, Closed, Katherine Hamnett, Marithé François Girbaud. Fashion at the time of “Baia degli Angeli” – Aldo Ciavatta

Nella seconda giornata di Lugo Vintage, Angelo Caroli ci presenta Aldo Ciavatta, impresario e creativo di fama internazionale che per l’occasione ripercorre la sua storia ripescando dal cassetto alcuni ricordi e aneddoti interessanti. Figlio d’arte dalla mente imprenditoriale, Ciavatta ha lo stile nel sangue grazie al padre sarto che gli ha trasmesso la cultura del “ben fatto”. Siamo negli anni ’70: la gioventù esplode e parte alla ricerca di un’identità ed è proprio attraverso la moda che riesce ad esprimersi. Il giovane Ciavatta esordisce cimentandosi nel mondo del jeans, sperimentando qualcosa di assolutamente innovativo. È stato lui, infatti, a inventare lo “stonewashing”, la famosa procedura, utilizzata tutt’ora, che conferisce al demin un’aria vissuta. Inizialmente trattati con sabbia, poi con legno e successivamente con la pietra pomice, i suoi jeans “rovinati” fanno il giro del mondo. Fonda i marchi Ball e Closed, caratterizzati da prezzi accessibili e rivolti a una clientela giovane e dinamica. Inizia così l’ascesa della sua carriera: collabora con con Marithè + Francoise Girbaud, Vivienne Westwood e Converse, incontra Fellini, sdogana lo storico modello di pantaloni X-pocket, ispirato alla divisa da lavoro dei postini austriaci e nella celeberrima discoteca “La Baia degli Angeli” apre la sua boutique Happy Fashion. Oggi Aldo Ciavatta è impegnato nel progetto “A.N.G.E.L.O. & Partners”, una linea di abbigliamento creata in collaborazione con Angelo Caroli. Si parte da materiali d’epoca usati, per creare qualcosa di nuovo ed entusiasmante. Per i due imprenditori il fine è quello di far rivivere il sogno, di presentare qualcosa di differente in un mare di omologazione, prestando estrema attenzione alla qualità. Come ha detto Ciavatta: “Straccio è e straccio rimane”. Ma da A.N.G.E.L.O. i capi passando di mano in mano acquistando valore e vivono due volte (tre, quattro, cinque…). (Camilla Lo Maglio)

On the second day of Lugo Vintage, Angelo Caroli presents Aldo Ciavatta, creative manager and designer. For the event, he traces its history finding from the drawer some memories and interesting anecdotes. Son of art with an entrepreneurial mind, Ciavatta has the style in the blood because his tailor father tought him the culture of “well done”. We are in the ’70s: youth explodes and sets out in search of an identity and it is through fashion that he manages to express himself. The young Ciavatta began venturing into the world of jeans, trying something totally new. It was he, in fact, who invented the “stonewashing”, the famous practice, still used, which gives the denim an “experienced” look. Initially treated with sand, then wood and then with pumice stone, his “ruined” jeans spread over the world. He established the brands Closed and Ball, featuring affordable price and aimed at a young and dynamic people. Thus began the rise of his career working with Marithè + Francoise Girbaud, Vivienne Westwood and Converse, he met Fellini, launched the historic model of X-pocket trousers inspired by the work uniform for postmen and, in the famous disco “La Baia deli Angeli“, opened his boutique, “Happy Fashion”. Today, Aldo Ciavatta is tied-up in the project “A.N.G.E.L.O. & Partners “, a clothing line created with Angelo Caroli. It starts from vintage materials to create something new and exciting. For the two entrepreneurs, the purpose is to revive the dream, to present something different in a world of approval, paying particular attention to quality. How Ciavatta said: “Rag mop is and remains”. But at A.N.G.E.L.O. clothing pass from hand to hand gaining in value and are brought to life again (twice, three times, four, five …).(Camilla Lo Maglio)

h. 16 “Chanel versus Dior” – Stefania Bertoni

Stefania Bertoni, docente presso l’Istituto Isia di Faenza ed esperta di fashion, durante la sua conferenza al Lugo Vintage, apre il duello tra due giganti, non solo della moda ma della cultura del Novecento: Coco Chanel e Christian Dior. È dalla loro infanzia che si parte per comprendere i diversi contributi che i due designer hanno dato alla storia della moda. Chanel nasce da una famiglia povera,trascorre la sua infanzia in orfanotrofio e la necessità di inserirsi in ambienti che non le sono propri la costringono a inventarsi un’identità. Chanel sviluppa così una sua visione di femminilità: i suoi capi sono pensati per donne attive e dinamiche. L’eleganza è, per lei, sinonimo di movimento. Accorcia gli orli, utilizza il jersey, elimina le decorazioni superflue ricercando il vero comfort. Si serve degli elementi vestiari maschili, comodità e semplicità nella linea e nei tessuti, trasformandoli in simboli di distinzione e libertà.
Nonostante ciò le sue creazioni risultano rigorosamente femminili. Il Petite robe noir, il semplice e immortale tubino nero, si può considerare il risultato finale del suo lavoro di semplificazione. Dior, invece, nasce da benestanti industriali e in un mondo in cui l’abito rappresenta un sogno, non un’esigenza. Le sue creazioni sono indirizzate solo clienti dell’alta società, della cosiddetta Café Society. I suoi capi sono pensati per comunicare l’idea di uno stile di vita lussuoso e d’elite. Sono difficili da indossare, molto pesanti e ingombranti, ma ciò non rappresenta un ostacolo, bensì un elemento di fascino. Compaiono quindi vite marcate e gonne allungate, abiti caratterizzati da una silhouette slanciata che valorizza la femminilità, modellando ed enfatizzando le curve. Dior guarda al passato ispirandosi a un periodo preciso: il secondo Ottocento, smorzato da richiami settecenteschi. Ciò si traduce con il ritorno al corsetto e alla gonna ampia, sostenuta da crinolina. La moda di Dior è quindi sinonimo di femminilità tradizionale, lusso estremo, difficoltà di movimento. La sua donna ama apparire, non agire; è fragile, priva di fermenti femministi e di ironia e prende la moda sul serio. Usando le parole di Stefania Bertoni: “Con il New “old” Look, Dior fece un meraviglioso passo indietro. Chanel creò la sua celebre 2.55 provvista di tracolla per consentire alla donna di muoversi con estrema libertà. Dior la vestì con i quaranta metri di stoffa preziosa del suo Diorama.” Da una parte funzionalità e rigore, dall’altra tradizione e lusso estremo: Chanel versus Dior. (Camilla Lo Maglio)

Stefania Bertoni, professor at the ISIA Institute of Faenza, and fashion expert, during his lecture at Lugo Vintage, opens the duel between two great people in the twentieth century fashion, as well as in culture: Coco Chanel and Christian Dior. It is from their childhood that we begin to understand the different contributions that the two couturiers gave to fashion history. Chanel was born into a poor family, she spent her childhood in an orphanage and the need to fit into environments that are not her own forced her to create a new identity. Chanel developed her own vision of femininity: her clothes were designed for active and dynamic women. Elegance was, for her, synonymous of movement. She trims hems, uses the jersey, eliminates superfluous decoration looking for real comfort. She makes use of elements of male cloakrooms, comfort and simplicity in line and in the tissues, making them symbols of freedom and distinction. Despite that, her creations were deeply feminine. The Petite Robe Noir, the simple and immortal little black dress, can be considered the result of her work of simplification. Dior, however, was born in a middle-class industrialist family and in a world where the dress was a dream, not a requirement. His creations were for upscale customers, the so-called Café Society. His clothes were designed to communicate the idea of a luxurious lifestyle of the élite. They were difficult to wear, very heavy and bulky, but of being an obstacle, this was an element of charm. Protrusive waist and lengthened skirts appeared on the scene, as well as dresses characterized by a sleek silhouette that enhanced the femininity, shaping and emphasizing the curves. Dior inspired looks back to a specific period: the late nineteenth century, damped by eighteenth-century references. That results in a return to the bodice and skirt, supported by crinolines. Dior’s fashion was thus synonymous with traditional femininity, extreme luxury, difficulties in movement. His woman loved to look, not to act, was fragile, lacking in irony and feminist ideals, and took fashion seriously. In the words of Stefania Bertoni: “With the New” old “Look, Dior did a wonderful step back. Chanel created her famous 2:55 equipped with shoulder belt to allow the woman to move with relative freedom. Dior dressed her with valuable forty yards of cloth of his Diorama.” On the one hand functionality and rigor, on the other extreme luxury and tradition: Chanel vs Dior. (Camilla Lo Maglio)

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